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Il fenomeno delle newsletter giornalistiche in Italia: formato, successi e futuro

Nel panorama mediatico italiano, in costante evoluzione, le newsletter giornalistiche stanno emergendo come uno strumento sempre più centrale per la diffusione di notizie e approfondimenti. Questo formato, che combina la familiarità della posta elettronica con la curatela editoriale, offre un canale diretto e personalizzato tra testate e lettori, rispondendo all’esigenza di un’informazione selezionata e di qualità in un’epoca di sovraccarico informativo.

Formati e strategie delle newsletter giornalistiche italiane

Le newsletter giornalistiche in Italia si presentano in una varietà di formati, ciascuno progettato per rispondere a specifiche esigenze informative. Alcune, come la newsletter quotidiana “Le notizie in Primo Piano” dell’ANSA, offrono una sintesi delle notizie più rilevanti della giornata, fornendo un quadro informativo essenziale e tempestivo. Altre, come quelle settimanali di ANSA, approfondiscono aree tematiche specifiche, segmentando l’informazione per interessi verticali: motori, cinema, libri, scienza e tecnologia, salute e benessere, sostenibilità (ANSA2030), intelligenza artificiale, lifestyle, turismo, sport e calcio. Questa diversificazione permette ai lettori di personalizzare la propria dieta informativa, ricevendo solo i contenuti di loro interesse.

Il modello ‘Good Morning Italia’: sintesi e affidabilità

Un esempio significativo di questo trend è rappresentato da Good Morning Italia, una testata giornalistica che si distingue per i suoi “briefing informativi”. Questi resoconti, di circa 1000 parole per edizione, sono progettati per essere sintetici, accuratamente verificati e consentire agli utenti di rimanere aggiornati sulle notizie più importanti a livello globale in pochi minuti. La distribuzione avviene quotidianamente via email, con versioni personalizzate per aziende e organizzazioni. L’accessibilità è garantita attraverso diversi canali (email, app dedicate, sito web ottimizzato) e la puntualità è un elemento distintivo (invio garantito 365 giorni all’anno, con orari prestabiliti). L’edizione domenicale include una sezione di approfondimento e un riepilogo settimanale, mentre la newsletter settimanale gratuita “Che settimana!”, distribuita via Substack, offre un ulteriore livello di sintesi.

Successo e indicatori chiave delle newsletter

Il successo delle newsletter giornalistiche in Italia si manifesta attraverso diversi indicatori. Un numero significativo di abbonati, come nel caso di Good Morning Italia, testimonia l’apprezzamento del pubblico. L’offerta di versioni personalizzate per aziende, sempre da parte di Good Morning Italia, evidenzia la validità del modello anche in contesti professionali. La continuità del servizio, garantito 365 giorni all’anno, e la puntualità nella consegna contribuiscono a costruire un’immagine di affidabilità. L’accessibilità economica, con opzioni di abbonamento a prezzi contenuti, è un ulteriore fattore di successo. L’investimento in piattaforme tecnologiche proprietarie, come nel caso di Good Morning Italia, suggerisce una volontà di mantenere un vantaggio competitivo.

Il ruolo delle newsletter nella fidelizzazione del lettore

Oltre alla funzione informativa, le newsletter giornalistiche svolgono un ruolo cruciale nella fidelizzazione del pubblico. Come sottolineato nell’articolo di VareseNews, le newsletter creano un rapporto diretto con i lettori, in un’ottica di membership, diventando un canale privilegiato per costruire una community attorno alla testata. L’esempio della newsletter mattutina del Messaggero Veneto, chiamata “Bussola”, dimostra come questo formato possa diventare una “prima fonte di informazione locale al mattino” per i lettori.

Il futuro delle newsletter e il giornalismo costruttivo

Il futuro delle newsletter giornalistiche in Italia appare promettente. La loro capacità di fornire un flusso informativo mirato e personalizzato le rende adatte alle esigenze di un pubblico sempre più attento alla selezione delle fonti. Questo formato si inserisce in un trend più ampio di trasformazione del giornalismo, accelerato dalla pandemia, come evidenziato da Rolling Stone Italia. Le newsletter, insieme a podcast e contenuti video brevi, contribuiscono a delineare un panorama mediatico in continua evoluzione. La transizione al digitale richiede ai giornalisti di acquisire nuove competenze, integrando la formazione tradizionale con abilità di marketing e gestione dei nuovi canali digitali.

L’emergere del giornalismo costruttivo e il ruolo delle newsletter

Un aspetto interessante del futuro delle newsletter è la loro potenziale connessione con il giornalismo costruttivo. Come evidenziato da BuoneNotizie.it, esiste una crescente domanda di notizie positive e di soluzioni, in contrapposizione al flusso dominante di contenuti negativi. Le newsletter, per la loro natura focalizzata e personalizzabile, possono rappresentare un canale ideale per veicolare questo tipo di giornalismo, offrendo approfondimenti e prospettive orientate alla soluzione di problemi. La ricerca citata da BuoneNotizie.it sottolinea come l’esposizione eccessiva a notizie negative possa avere un impatto negativo sul benessere psicologico, mentre un giornalismo che valorizzi le “buone notizie” può contribuire a invertire questa tendenza.

Oltre la semplice informazione: il valore aggiunto delle newsletter

Le newsletter giornalistiche in Italia non si limitano a fornire un semplice elenco di notizie, ma offrono un valore aggiunto significativo. La curatela editoriale, la selezione accurata dei contenuti e la presentazione sintetica e contestualizzata rappresentano elementi chiave del loro successo. Iniziative come la newsletter di National Geographic Italia dimostrano come questo formato possa diventare un vero e proprio strumento editoriale strategico, guidando i lettori attraverso la vasta offerta di contenuti del brand e creando un ponte tra il sito web e la rivista tradizionale. Questo approccio non solo facilita la scoperta di contenuti rilevanti, ma rafforza anche il legame tra la testata e il suo pubblico.

Sostenibilità e supporto al settore: il ruolo delle associazioni

La sostenibilità economica delle newsletter giornalistiche è un tema cruciale. L’esperienza di Beniamino Pagliaro con Good Morning Italia, raccontata in un podcast di Giornalisti al Microfono, evidenzia le sfide iniziali e le riflessioni sulla sostenibilità di un progetto giornalistico basato su newsletter. In questo contesto, organizzazioni come l’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) giocano un ruolo di supporto fondamentale per gli editori, fornendo assistenza in diversi aspetti, come quelli contrattualistici, gestionali e amministrativi. Sebbene l’USPI non menzioni esplicitamente le newsletter, il suo sostegno all’editoria digitale include implicitamente anche coloro che utilizzano questo formato. L’impegno dell’USPI nel garantire la pluralità di informazione si allinea con i valori promossi dalle newsletter giornalistiche, che spesso offrono voci diverse e approfondimenti specifici.

Prospettive future: un’evoluzione continua

In conclusione, il fenomeno delle newsletter giornalistiche in Italia non è una moda passeggera, ma un elemento strutturale in continua evoluzione all’interno del panorama mediatico. Il loro successo è determinato dalla capacità di offrire un servizio informativo essenziale, personalizzato e di qualità, che risponde alle esigenze dei lettori in un contesto di sovraccarico informativo. Le newsletter rappresentano un ponte tra il giornalismo tradizionale e le nuove dinamiche digitali, e il loro futuro appare ricco di potenzialità, con ampi margini di crescita e innovazione, specialmente nell’ambito del giornalismo costruttivo e della fidelizzazione del pubblico. La continua evoluzione tecnologica e le mutevoli abitudini dei lettori richiederanno un costante adattamento da parte degli editori, ma le newsletter giornalistiche si sono dimostrate uno strumento flessibile e resiliente, pronto a cogliere le sfide e le opportunità del futuro dell’informazione in Italia.

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L’evoluzione dei podcast giornalistici in Italia: tendenze e protagonisti

Il panorama mediatico italiano sta vivendo una trasformazione epocale, con il podcasting che si afferma sempre più come formato di punta, anche nel giornalismo. Lontano dall’essere una semplice moda passeggera, il podcast giornalistico sta rivoluzionando il modo in cui gli italiani si informano, offrendo approfondimenti, inchieste e nuove voci. Questo articolo analizza l’evoluzione di questo fenomeno in Italia, le tendenze emergenti, i protagonisti che ne stanno definendo il successo e le sfide future.

Dalla nicchia al successo: l’ascesa dei podcast in Italia

Se i primi esperimenti di podcasting in Italia risalgono ai primi anni 2000, è solo di recente che il formato ha conquistato il grande pubblico. Un dato significativo è l’aumento del 40% degli ascoltatori su Spotify rispetto al 2023, come riportato da Media Key. Quasi un terzo degli utenti italiani della piattaforma ascolta regolarmente podcast, con una predilezione per le categorie “Notizie e Politica”, “True crime” e “Talk show & Interviste”. Questo dimostra un crescente interesse per l’informazione e l’approfondimento in formato audio. La comodità di fruizione, la possibilità di ascoltare i contenuti in multitasking e l’ampia offerta di podcast di qualità, hanno contribuito a questo boom.

Eventi e iniziative

Iniziative come “The Podcast Era – Free 2 Create” di Spotify e “Il potere del Podcast”, organizzato da FERPI Lombardia in collaborazione con Spotify, dimostrano l’attenzione crescente verso questo formato e le sue potenzialità, sia dal punto di vista giornalistico che del branded content.

Il ruolo dei pionieri

Figure come Andrea de Cesco, giornalista del Corriere della Sera, sono state fondamentali per la diffusione del podcasting giornalistico. De Cesco, tra i primi a comprenderne il potenziale, ha fatto conoscere il formato attraverso le sue rubriche e il suo impegno nella divulgazione, come si legge su Vois.fm.

Le piattaforme dedicate

La nascita di piattaforme dedicate, come Piano P fondata da Carlo Annese nel 2016, ha rappresentato un punto di svolta, riconoscendo al podcast lo status di formato giornalistico autonomo, come evidenziato da ASSIPOD.

Tendenze del giornalismo podcast in Italia

Il podcasting giornalistico italiano si sta evolvendo, seguendo diverse direttrici.

Approfondimento e inchiesta

Il formato podcast si rivela adatto per approfondire temi complessi e realizzare inchieste. Ne è un esempio “Veleno” di Pablo Trincia per La Repubblica, che ha contribuito a sdoganare il podcasting, come riportato da ASSIPOD. Anche le serie originali di One Podcast, come “Voci da un naufragio”, confermano questa tendenza, come si legge su Radio Capital.

Giornalismo narrativo

Il podcasting offre nuove opportunità per il giornalismo narrativo. Testate come La Stampa, con “PodLAST”, hanno sperimentato questo formato, come evidenziato da Inside Marketing. Un altro esempio è il podcast “Giornaliste” di storielibere.fm, che racconta le storie delle pioniere del giornalismo.

Rassegne stampa e news

Il formato audio si adatta alla creazione di rassegne stampa e aggiornamenti. Sky TG24, ad esempio, offre “PAGINE di Nicola Ghittoni”.

Temi di nicchia

Il podcasting permette di raggiungere un pubblico interessato a tematiche specifiche. Ne sono un esempio i podcast di Focus o quelli di Vogue Italia, come riporta Inside Marketing. Anche “Comunicare è una bella storia” di Giuliana Carosi (BiWise), premiato come miglior podcast sull’innovazione, testimonia questa tendenza, come si legge su FERPI.

Videopodcast

Una tendenza in crescita è quella del videopodcast. Spotify ha registrato un aumento dell’80% degli utenti di questo formato, come evidenziato da Media Key.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale (IA) sta iniziando a giocare un ruolo nel mondo dei podcast. Strumenti basati sull’IA vengono utilizzati per la trascrizione automatica, la generazione di sommari e la traduzione. Sebbene l’IA offra nuove opportunità, solleva anche questioni etiche. Ad esempio, l’uso di voci sintetiche potrebbe rendere difficile distinguere tra contenuti creati da umani e quelli generati dall’IA.

Il Pubblico dei Podcast Giornalistici: Demografia e Abitudini

Secondo i dati dell’Ipsos Digital Audio Survey, nel 2022 gli ascoltatori di podcast in Italia hanno raggiunto gli 11,1 milioni, con un incremento di 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente, come riportato da Fedu Magazine. Il profilo dell’ascoltatore è prevalentemente giovane (il 43% ha meno di 35 anni) e con un livello di istruzione elevato (il 30% è laureato). Questi dati suggeriscono che i podcast giornalistici intercettano un pubblico informato e curioso. Questo pubblico ricerca un mix di informazione e intrattenimento fruibile in qualsiasi momento e luogo, spesso tramite smartphone (72%), durante gli spostamenti o a casa.

I protagonisti

Diversi attori hanno contribuito all’affermazione del podcasting giornalistico in Italia.

Giornalisti

Molti giornalisti di testate tradizionali hanno abbracciato il formato podcast. Tra questi, Andrea de Cesco e Pablo Trincia, Annalisa Camilli (Internazionale), e molti giornalisti di Sky TG24 come Giuseppe De Bellis, Mariangela Pira e Nicola Ghittoni.

Editori specializzati

La nascita di editori dedicati, come Piano P, ha contribuito a professionalizzare il settore.

Piattaforme

Piattaforme come Spotify, Spreaker e Apple Podcasts hanno reso i podcast accessibili. L’iniziativa One Podcast di GEDI, come riportato da Radio Capital, aggrega l’offerta audio di importanti testate.

Associazioni

La nascita di ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting nel 2020 testimonia la crescente maturità del settore.

Impatto sul Giornalismo Tradizionale

L’ascesa del podcasting ha avuto un impatto significativo sul giornalismo tradizionale. Le redazioni hanno dovuto adattarsi a questo nuovo formato, integrando la produzione di podcast nelle loro strategie editoriali. Questo ha portato a una maggiore sperimentazione con linguaggi narrativi audio e a una diversificazione dei contenuti offerti al pubblico. Il podcasting ha anche offerto ai giornalisti una maggiore autonomia e libertà creativa, consentendo loro di esplorare temi in modo più approfondito rispetto ai vincoli dei formati tradizionali, come evidenziato da Alberto Pian.

Sfide e opportunità

Il podcasting giornalistico affronta sfide. La “discovery”, ovvero la difficoltà per gli utenti di trovare podcast di qualità, è un problema, come sottolineato da Andrea de Cesco su Vois.fm. La monetizzazione rappresenta un’altra sfida. Modelli di business includono abbonamenti, come nel caso di “PodLAST” de La Stampa che offre un periodo di prova gratuito seguito da un abbonamento mensile (Key4Biz), sponsorizzazioni e branded content. La concorrenza con altre forme di media è agguerrita. Tuttavia, le opportunità sono enormi. Il podcasting offre al giornalismo la possibilità di raggiungere un pubblico nuovo e approfondire temi in modo innovativo.

Il futuro del giornalismo in formato audio

L’evoluzione dei podcast giornalistici segna un momento cruciale per l’informazione. Questo formato si sta affermando come strumento sempre più rilevante. La crescita del pubblico, l’impegno dei protagonisti del settore e l’innovazione continua lasciano presagire un futuro in cui l’audio avrà un ruolo sempre più centrale nel modo in cui ci informiamo in Italia. La sfida principale sarà quella di garantire la sostenibilità economica del modello, continuando a investire in contenuti di alta qualità e a sperimentare con nuovi formati e linguaggi narrativi.

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Chirurgia estetica: le migliori riviste scientifiche

I due aspetti principali del progresso in campo scientifico sono la ricerca e la divulgazione dei suoi risultati per far in modo che la conoscenza sia condivisa da tutti gli esperti del settore. Una volta che i laboratori di ricerca, gli studi e i vari test, condotti in ambito farmacologico e in quello chirurgico, portano a risultati soddisfacenti, giunge il momento di condividere i successi ottenuti con il resto della comunità scientifica. Ciò viene fatto attraverso convegni, conferenze, scambi a livello accademico, ma anche con l’ausilio delle riviste scientifiche.

La chirurgia plastica, grazie anche ad aziende leader nella produzione di protesi in silicone come Motiva, è spesso al centro delle discussioni per riuscire a proporre ai pazienti interventi sempre più sicuri e dagli ottimi risultati. Le riviste possono aiutare i professionisti a restare sempre al passo con le tecniche di ricostruzione o di trapianto più recenti, attraverso sia la pubblicazione degli studi che dell’esperienza diretta di chirurghi, rappresentanti delle aziende o professionisti legati ai molteplici aspetti della chirurgia estetica.

Riviste italiane

Tra le riviste italiane più diffuse, troviamo le pubblicazioni autorevoli della SICPRE, ovvero la Società Italiana di chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Si tratta dell’organo di informazione di una importante community di professionisti. L’editore Sprea, propone invece la rivista Medicina Estetica, una interessante pubblicazione dove trovano posto i più svariati argomenti legati alla chirurgia estetica.

Riviste internazionali

Come è naturale, le riviste in lingua inglese sono molto diffuse e sono perciò tra quelle maggiormente “quotate” in ambito scientifico. Tra quelle più note citiamo il Journal of Aesthetic and Reconstructive Surgery, il Journal of the America Society Plastic Surgery e il Plastic and Reconstructive Surgery Global Open. Molte di queste riviste sono consultabili online.

Le riviste rappresentano, a livello mondiale, un anello di congiunzione importante tra i professionisti della sanità e le aziende. Ad esempio, Motiva è spesso citata come una tra le imprese più innovative in ambito protesico. Le sue protesi in silicone, infatti, sono prodotte non solo nelle classiche forme rotonde e a goccia, ma anche nella versione “ergonomica”, un’innovativa protesi che riesce a seguire i movimenti del corpo in forma naturale.

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Quotidiani in Italia, continua a diminuire il numero dei lettori

Gli ultimi dati raccolti da ADS a fine settembre 2021 mostrano come la diffusione e l’acquisto dei quotidiani cartacei nel nostro paese stiano continuando a diminuire, con il conseguente calo delle tirature dei giornali.

Sempre stando a quanto riportato da ADS, il quotidiano più letto d’Italia è ancora una volta il Corriere della Sera, che si posiziona sul gradino più alto del podio con 255 mila copie vendute in media al giorno. A debita distanza troviamo poi La Repubblica, con 157 mila copie, e il Sole 24 Ore a quota 135 mila. A metà classifica, con oltre 100 mila copie giornaliere, troviamo La Gazzetta dello Sport, La Stampa e Avvenire. Infine, fanalini di coda sono Il Messaggero con 75 mila copie, seguito dal Resto del Carlino a 69 mila, Corriere dello Sport a 61 mila e il Fatto Quotidiano a quota 52 mila, ultimo in graduatoria.

Per comprendere al meglio questi numeri è bene tenere conto che, per quanto riguarda la diffusione, il numero finale tiene conto di:

  • ogni copia pagata, anche se scontata;
  • ogni copia gratuita;
  • tutte le copie cartacee e quelle digitali;
  • sia i quotidiani acquistati da singoli che quelli acquistati da aziende.

Confrontando questi dati con quelli dell’anno precedente, possiamo notare fin da subito che la maggior parte delle testate ha fatto registrare delle perdite importanti. La Repubblica subisce il calo più grande, -14,4%, mentre Gazzetta dello Sport, Stampa, Sole 24 Ore e Resto del Carlino perdono tutti tra il 5,8 e il 7,5%.

Rimangono pressoché invariate le vendite del Corriere della Sera, del Messaggero e dell’Eco di Bergamo, unica piccola realtà a resistere a questo “massacro” dei quotidiani. Curiosamente fuori dal coro è La Verità, che registra una leggera crescita.

Per quanto riguarda invece le sole copie cartacee, il Corriere della Sera rimane fisso al primo posto con 155 mila, mantenendo un ampio margine su Repubblica e Gazzetta dello Sport, rispettivamente a 103 mila e 93 mila copie giornaliere. A superare le 50 mila copie sono poi solamente il Messagero, 53 mila, il Resto del Carlino con 65 mila e La Stampa con 69 mila copie. Il calo maggiore rispetto all’anno precedente rimane quello registrato da Repubblica, -19,5% di copie vendute.

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I quotidiani più letti nel nostro paese

Nonostante la continua crescita del settore delle notizie digitali, i quotidiani italiani rimangono tra i più letti d’Europa e molti continuano ad avere ottime tirature. Anche i giovani sembrano aver riscoperto l’amore per la carta e per la lettura giornaliera delle notizie sui giornali, ritenuti più attendibili rispetto a quelle disponibili online.

Vediamo insieme quali sono i quotidiani cartacei più letti nella nostra penisola.

Corriere della Sera

Nato come quotidiano dedicato alla città di Milano, il Corriera della Sera è ora il giornale più letto d’Italia. La sua fondazione risale al 1876 e il suo allineamento politico è variato leggermente nel corso dei secoli, fino ad arrivare alla attuale gestione di Ferruccio de Bortoli, caratterizzata da una certa moderazione. Ottima anche la versione online, tra le prime italiane a riportare le notizie di ultima ora.

La Repubblica

Molto più recente è invece la fondazione di Repubblica, quotidiano nato dalla mente di Eugenio Scalfari a Roma nel 1976. Da subito diventato popolare in tutta la penisola, il giornale, oggi diretto da Ezio Mauro, si è sempre distinto dalla concorrenza per una visione politica di centro-sinistra e delle scelte editoriali innovative. La Repubblica è il quotidiano online più letto dagli italiani e continua a far registrare milioni di visite giornaliere.

Il Sole 24 Ore

Il mercato e l’economia non si fermano mai e con essi anche l’avanzata del Sole 24 Ore, quotidiano dedicato al mondo del denaro, della borsa e degli investimenti. Da quasi un secolo continua a informare gli italiani, in particolare coloro che lavorano in ambito economico e nel settore del diritto e desiderano restare sempre aggiornati. La versione online è ben conosciuta ma fatica ad affermarsi a causa della forte concorrenza.

La Gazzetta dello Sport

Nata nel 1896, la rosea Gazzetta dello Sport continua a essere il giornale sportivo più amato d’Italia. Il calcio d’altronde è parte del nostro DNA, quindi il lunedì tutti in edicola per trovare risultati, tabelle e vedere chi è riuscito a spuntarla nelle partite di Fantacalcio.

La versione online fa registrare oltre un milione di visite uniche giornaliere, risultato fenomenale per la Gazzetta che continua a puntare molto sulla digitalizzazione della propria offerta editoriale.

La Stampa

Questo quotidiano torinese, acquistato dal gruppo Fiat e gestito da Mario Calabresi, continua a mantenere un buon numero di vendite in tutto il territorio italiano. Per promuovere la propria versione online e riconquistare parte del mercato ha puntato su scrittori del calibro di Luciana Littizzetto e Massimo Gramellini.

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Come nacque il quotidiano “La Repubblica”

La nascita del quotidiano La Repubblica risale al 14 Gennaio 1976, giorno in cui Eugenio Scalfari decise di aggiungere al proprio gruppo di riviste, dove già spiccava l’Espresso, un nuovo giornale dallo spirito più moderno e giovanile. Proprio grazie a questo stile giornalistico e linguistico ricercato, il progetto partì a gonfie vele raggiungendo rapidamente buona parte del target di audience desiderato, ovvero i giovani italiani.

I primi numeri sbarcano in edicola

Il primo quotidiano arriva nelle edicole di tutta la penisola a metà gennaio. Sin da subito La Repubblica si dichiara apertamente di sinistra e vuole farsi strada tra la concorrenza proponendo articoli ricercati, approfondimenti ed editoriali politici. Le prime edizioni sono composte da circa venti pagine e, per la prima volta nella storia dei quotidiani italiani, appare la terza pagina in versione “paginone centrale”.

Al fianco di Scalfari, a far parte del gruppo di fondatori della Repubblica ci sono altri illustri nomi come quello del vignettista Giorgio Forattini.

Altra importante innovazione sta nei titoli degli articoli, scritti in formato più grande, cambiamento che porta i giornalisti, per ragioni di spazio, a creare giochi di parole per attirare i lettori.

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La nascita dell’Internazionale, miglior quotidiano di informazione italiana

Sono passati ormai molti anni da quando nelle edicole italiane apparve il primo numero de L’Internazionale al costo di tremila lire. Il design del periodico era semplice, spoglio e conciso, ma offriva ai lettori il meglio del meglio del giornalismo italiano e internazionale. La mission degli editori di questo magazine è sempre stata quella di scegliere e proporre le informazioni più utili e importanti per comprendere il mondo e la situazione politica in cui viviamo.

Ancora oggi la testata rimane fedele ai propri valori e continua a presentarsi in modo minimalista, anche se con molte più immagini e qualche pagina in più. L’Internazionale cerca ogni mese di spiegare le complessità del mondo in modo che tutti capirle e avervi libero accesso.

L’Internazionale nacque dalla mente geniale di Giovanni de Mauro che, vedendo uscire nelle edicole francesi il Courrier International, decise di replicare questo concetto editoriale nel nostro paese. All’epoca de Mauro aveva 26 anni e, con l’aiuto di alcuni amici, iniziò a porre le basi per la fondazione del periodico.

Dopo aver studiato un dettagliato piano economico, il gruppo riuscì rapidamente a trovare i giusti finanziamenti per iniziare a pubblicare i primi numeri. La fortuna volle che, in quel momento, questo tipo di pubblicazioni fossero viste con simpatia o come simbolo di eccentricità da premiare.

Ad aiutare finanziariamente de Mauro e l’Internazionale fu soprattutto Luigi Abete, all’epoca presidente di Confindustria e tipografo per professione, che aveva grande interesse nella creazione e nell’espansione di un nuovo gruppo editoriale.

Il successo venne poi da sé grazie alla qualità del giornalismo e degli articoli pubblicati.

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Alla scoperta dei migliori magazine dedicati al mondo fashion

Glamour

Inizialmente chiamato Glamour of Hollywood, questo mensile nato nel 1939 negli Stati Uniti è famoso nel mondo; purtroppo ha chiuso i suoi uffici italiani nel 2019 a causa dei deludenti risultati raggiunti fino a quel momento. Il sito web rimane una delle risorse più aggiornate dove trovare novità sul mondo della moda.

Grazia

Grazie è un periodico interamente prodotto in Italia che vanta oltre ottant’anni di vita e ben 12 edizioni straniere. Ottimo prodotto editoriale, sempre aggiornato e ricco di approfondimenti interessanti dedicati ai nostri designer e alla moda internazionale.

Io Donna del Corriere della Sera

Parte del Corriere della Sera, il supplemento settimanale Io Donna fu lanciato nel 1996 per attirare il pubblico femminile. A oggi, anche grazie alle ottime vendite del Corriere, Io Donna è diventata una delle migliori riviste del Bel Paese poiché propone articoli ben scritti che aiutano lettori e lettrici ad allargare i propri orizzonti e a scoprire tutte le sfaccettature della moda del momento.

Marie Claire

Marie Claire, il magazine della moda francese per eccellenza, periodico che fin dagli anni 30 appassiona le lettrici di tutta Europa e le fa sognare mostrando gli abiti più belli e lussuosi del momento.

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Periodici della moda in Italia, ecco i più letti

In questo breve articolo andremo a vedere quali sono i periodici dedicati al mondo della moda più letti dagli italiani.

Cosmopolitan

Cosmopolitan, chi non conosce questo meraviglioso, sfarzoso e lussureggiante periodico americano? Viene stampato in ben 58 edizioni diverse, tradotto in 34 lingue e vendute in più di 100 nazioni. Il suo arrivo in Italia risale agli anni 70 e da allora la sua corsa è stata inarrestabile. Cosmopolitan è senza dubbio la rivista più letta in Italia e al mondo per quanto riguarda la moda e le ultime tendenze dalle passerelle internazionali.

D La Repubblica delle donne

D la Repubblica delle donne è un inserto parte del quotidiano la Repubblica che viene stampato settimanalmente. Grazie anche al continuo successo del giornale che lo accompagna, questo periodico sta guadagnando rapidamente terreno sul nostro territorio e continua a raccogliere nuovi lettori e lettrici anche nella sua versione online.

Donna Moderna

Altro periodico che sicuramente non ha bisogno di presentazioni è Donna Moderna, nato negli anni 80 e gestito da Mondadori.

Le news e gli articoli pubblicati su Donna Moderna sono tra i più ricercati e dettagliati.

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Repubblica raggiunge il gradino più alto del podio tra i quotidiani online

Repubblica, dopo aver subito un enorme calo nelle vendite delle copie cartacee, raggiunge un traguardo importante nel settore dell’editoria online, diventando il quotidiano digitale più venduto d’Italia.

Chiudendo l’anno con un crescita totale del 13% e con un +4% nel solo mese di marzo, la Repubblica supera Corriere della Sera e Sole 24 Ore agguantando così il gradino più alto del podio. Propulsore della crescita del quotidiano è stato soprattutto l’estenuante lavoro svolto per coprire la situazione COVID-19 in Italia e nel mondo, argomento sul quale Repubblica ha sbaragliato la concorrenza offrendo news sempre attendibili e ben scritte. Da notare che, affinché le copie digitali vendute vengano contate a fine statistico, esse devono essere acquistate a un prezzo non minore del 70% del valore di una copia cartacea. Questa scelta è stata decisa poiché le copie online vengono sempre vendute sotto forma di abbonamento, il ché rende difficile certificare il valore di ogni singola edizione dato che alle iscrizioni digitali viene sempre applicato un ulteriore sconto, soprattutto pagando in anticipo; gli abbonamenti venduti a prezzi stracciati o regalati vengono quindi esclusi dai dati raccolti da ADS.

La fantastica notizia per la testata romana arriva dai dati raccolti da ADS. Nell’ultimo rapporto dell’agenzia si nota come, anche a causa del lockdown, negli ultimi mesi sia triplicato il numero di utenti e iscrizioni online. Questo è vero solamente per Repubblica, mentre altri quotidiani, come ad esempio Corriere della Sera e Sole 24 Ore, hanno registrato un calo di oltre il 5%.

Le iscrizioni su Repubblica online sono salite di ben 1.300 unità nel solo mese di marzo.